Il procedimento di calcolo della seconda riga sarà lo stesso, ma partendo dal nuovo capitale residuo..
Cosa succede con la seconda rata?
La rata rimane sempre 1.887,12 euro.
Ma questa volta gli interessi vengono calcolati su un capitale più basso: 98.529,55 euro.
Quindi:
98.529,55 × 0,0041667 = 410,54 €
La quota interessi scende quindi da:
416,67 € → 410,54 €
La quota capitale, invece, aumenta:
1.887,12 − 410,54 = 1.476,58 €
E il nuovo capitale residuo diventa:
98.529,55 − 1.476,58 = 97.052,97 €
Ecco le prime due rate:
la rata rimane costante, ma cambia la sua composizione.
All'inizio una parte maggiore della rata è costituita da interessi.
Con il passare del tempo, gli interessi diminuiscono perché vengono calcolati su un debito residuo sempre più basso.
Di conseguenza, aumenta la parte della rata destinata a rimborsare il capitale.
La nostra curiosità: da dove arriva quel “francese”?
A questo punto, dopo aver visto come funziona concretamente un piano di ammortamento alla francese, possiamo toglierci una curiosità: da dove arriva quel “francese”?
La risposta non è così semplice come potrebbe sembrare. Non abbiamo infatti una prova documentale che permetta di affermare che l'ammortamento alla francese sia stato “inventato” in Francia in una determinata data, né che il nome derivi direttamente da uno specifico provvedimento.
Esiste però una testimonianza storica francese particolarmente interessante.
In un’istruzione relativa al pagamento delle annuités, collegata ai provvedimenti dell'Assemblea nazionale del 1790, viene descritto un sistema nel quale la parte di prezzo non pagata immediatamente deve essere rimborsata attraverso dodici pagamenti annuali uguali, con un interesse del 5% sulle somme ancora dovute.
Il testo spiega inoltre che ciascun pagamento comprende prima gli interessi dovuti e poi una parte del capitale.
E’ un passaggio particolarmente interessante perché descrive una logica che presenta alcuni elementi che riconosciamo oggi nell’ammortamento a rata costante: la rata rimane uguale, mentre cambia progressivamente la sua composizione, con una quota di interessi che diminuisce e una quota di capitale che aumenta.
La stessa istruzione precisa che, per ogni 100 lire di capitale, la rata annuale è fissata in 11 lire, 5 soldi e 7 denari.
All’epoca:
• 1 lira = 20 soldi
• 1 soldo = 12 denari
• quindi 1 lira = 240 denari.
I 5 soldi e 7 denari corrispondono a:
5 x 12 + 7 = 67 denari
e quindi:
67 : 240 = 0,2792 lire
La rata indicata nel documento corrisponde quindi a circa:
11 + 0,279 = 11,279 lire
Si tratta di una testimonianza storica interessante di un sistema di rimborso nel quale capitale e interessi convivono all'interno di pagamenti periodici uguali.
In conclusione
Questo documento non dimostra che l’ammortamento alla francese sia stato inventato nel 1790 e non dimostra neppure che il nome “alla francese” derivi direttamente da quel provvedimento.
Ci offre però una testimonianza storica documentata: già alla fine del Settecento, in Francia, era previsto un sistema di rimborso basato su pagamenti periodici uguali, composti da interessi e quota capitale, accompagnato da calcoli utili a determinare il rimborso del debito.
La somiglianza con alcuni degli elementi caratteristici dell’ammortamento a rata costante rende particolarmente interessante la domanda da cui siamo partiti: da dove arriva quel “francese”?
Non possiamo, sulla base di questo solo documento, dare una risposta definitiva sull’origine del termine. Possiamo però dire che esiste una testimonianza francese antica e documentata di un meccanismo di rimborso che presenta già alcuni degli elementi caratteristici dell’attuale ammortamento a rata costante.
Fonte storica: Archives Parlementaires de la Révolution Française, “Instruction pour le payement des annuités et leur remboursement”, tomo XVIII, pp. 402-403, documento relativo alla seduta del 28 agosto 1790.
Consulta il documento storico originale su Persée (IMMAGINE A LATO)
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